
“La vita dentro i fogli Excel è sempre così rassicurante”
“Non sarò più la Veronica suadente del video, nessuno mi riporterà indietro”
L’amore è fatto di parole, gesti, oggetti. Proprio questi ultimi, permanenti nella loro concretezza, quando l’amore finisce, possono trasformarsi in simboli dolorosi. Disfarsene diventa dunque un atto liberatorio, necessario per superare la sofferenza psicologica e chiudere definitivamente una relazione. Che farsene, dunque, di oggetti ricevuti in dono da chi abbiamo amato e ci ha amato? Alla domanda ha risposto una coppia di Zagabria che ha fondato il Museum of Broken Relationship (Museo delle relazioni interrotte) per custodire gli oggetti sopravvissuti alla loro vita di coppia.
La struttura, nel cuore della città croata, viene ogni anno visitato da migliaia di persone, anche coppie come Giacomo e Veronica, protagonisti del romanzo di Maurizio Bonetto.
Nella finzione narrativa i due, appena fidanzati, visitando Zagabria si ritrovano nel museo e per ore vengono catturati dalle notizie che ricostruiscono la storia dei singoli oggetti, inviati da donatori anonimi. Col senno di poi, Giacomo attribuirà il fallimento del proprio matrimonio a quella visita considerata un cattivo presagio.
All’idea che un amore possa finire per Giacomo bisogna avvicinarsi con lo stesso atteggiamento riservato all’idea di malattia: “meglio non parlarne, meglio non immergere il cervello in un catino pieno di possibili modi per infrangere un amore”.
Per vent’anni, tanto è durata la sua relazione con Veronica, Giacomo ha cercato di non pensare alla possibilità che un amore possa anche infrangersi. Fino alla sera in cui, rientrando a casa, trova la moglie in salotto con un altro uomo. Lo stanno aspettando per comunicargli che hanno una relazione.
«Ciao Giacomo, dobbiamo parlarti.»
Così si apre il romanzo che, per poco meno di duecento pagine, ricostruisce un rapporto ventennale alternando le voci dei due protagonisti, attraverso le scene da un matrimonio dalle quali emerge che per costruire una relazione felice non basta circondarsi di oggetti di valore, di elettrodomestici all’avanguardia, di gioielli. Come non ci si può considerare al sicuro in una “villetta che sa di maestoso”, dentro le cui mura si prova a soffocare il dubbio che qualcosa non funziona, che non si conosce realmente la persona con cui si condivide la vita. Come Valeria ha provato a fare per anni, imponendosi di indossare l’abito che Giacomo aveva realizzato per lei e che diventava sempre più stretto.
Pagina dopo pagina, Bonetto ci conduce dentro una relazione di coppia che nella sua unicità potrebbe non essere straordinaria, spingendoci a riflettere su una visione di amore in cui “tu sei inseguito o inseguitore, ma non riesci mai a raggiungere chi ti sta davanti, che si sposta sempre alla tua stessa velocità”.
Giacomo ritiene questa “la maledizione dell’amore orizzontale” che ruota intorno al “gioco dell’inseguito e dell’inseguitore”. Tuttavia, il nostro protagonista ci dice di avere sognato che il sentimento maturo “si trasformasse in un amore verticale”. Una relazione matura in cui i due protagonisti smettono di pretendere dall’altro quello che non può dare e contribuiscano a “costruire” un manufatto duraturo che Giacomo immagina essere una piramide, un edificio solido, capace di resistere alle intemperie, dove proteggersi a vicenda.









