“Una mamma è fatta di cielo, sparge semi di meraviglia, è la nenia sussurrata all’orecchio, è respiro di vita” (pag. 27)

Insegnare non è un lavoro come gli altri.
La frase potrebbe apparire retorica, ma è molto lontana dall’esserlo. Perché insegnare non si esaurisce nelle ore trascorse a scuola, ne valica i confini, invadendo la vita personale del docente. Non mi riferisco alle ore di lavoro non riconosciuto (preparazione e correzione delle verifiche, organizzazione delle lezioni, incontri con i genitori…) ma necessario. Mi riferisco, piuttosto, alle emozioni, sia positive che negative, che non possono essere chiuse in un cassetto, completato l’orario di lavoro. Studenti e colleghi non sono pratiche burocratiche e, soprattutto per quanto riguarda i primi, la relazione che stabiliamo rischia di comprometterne il successo scolastico e, con esso, il futuro.
Marinella Tumino sa bene che per insegnare bisogna amare. Sa che il Suo (il nostro) lavoro lascia tracce nella mente e nel cuore delle ragazze e dei ragazzi che ci vengono affidati. Sa che molti dimenticheranno la lezione di letteratura o storia, ma, quasi certamente, ricorderanno sempre il legame con chi ha segnato la loro vita di adolescenti. Non ameranno la materia che insegniamo, se non si sentiranno amati e accolti dalla professoressa.
“Bar del Professore” supera quindi i limiti del romanzo, per elevarsi a testimonianza di vita quotidiana di una donna e un’insegnante che non si risparmia e si lascia coinvolgere nei piccoli/grandi drammi di adolescenti, spesso, insicuri, titubanti nell’individuare negli altri adulti di riferimento persone disposte ad ascoltare e consigliare.
Perché è questo che fa la differenza e arricchisce il lavoro dell’insegnate: essere riconosciuto non solo per le nozioni trasmesse, ma anche per sapere ascoltare e comprendere, senza giudicare.
Il bar del titolo diventa per studenti e professori il luogo di ritrovo, necessario in un tempo, non troppo lontano dal presente, delle restrizioni per il covid, scelto da Marinella Tumino per contestualizzare il proprio romanzo. E non penso sia un caso: Marinella conosce il prezzo che milioni di adolescenti hanno dovuto pagare nei mesi terribili del lockdown. Sa che la scuola, con l’invenzione della didattica a distanza, ha rappresentato per studenti e studentesse, ma anche per i loro insegnanti, una possibilità di normalità che ha dato significato a giornate lunghissime.










